Argento vivo i primi 5000 caratteri

Il significato di una telefonata dipende molto dall’ora a cui arriva.

Il telefono che squilla di mattina presto di solito annuncia imprevisti: a volte fastidiosi, come madri le quali si sono svegliate con l’influenza e che quindi non possono trasformarsi in nonne per andare a prendere il nipotino all’asilo, a volte graditi (non me ne viene in mente nessuno), ma pur sempre imprevisti.

Nel corso della mattinata le telefonate in entrata hanno vari significati, quasi tutti connessi alla parola “lavoro”: riunioni da organizzare, progetti da chiudere, fatture da saldare e via così. All’ora di pranzo, invece, il cellulare squilla quasi sempre per motivi organizzativi di tipo familiare: se torni a pranzo passa a prendere il pane, se invece ti fermi al lavoro lo prendi stasera all’Esselunga, così compri anche la carta igienica e il mangia polvere, grazie.

Nel corso del pomeriggio il prodotto del genio di Meucci ci disturba per motivi eterogenei e non precisamente sistematizzabili, ma spesso riservati alla sfera personale: partite a calcetto in cui tappare un buco, amanti il cui marito (o moglie) è rimasto bloccato dalla neve a Bologna (o Frosinone, è raro ma può succedere) eccetera, eccetera. Va detto che, nel ventunesimo secolo, tali comunicazioni attinenti alla sfera del privato giungono ormai sotto forma di SMS e sono usualmente fruibili solo per il destinatario. Per natura, infatti, tali messaggi sono scritti in modo volontariamente criptico, e nascondono sempre un sottinteso che all’osservatore esterno sfugge: a volte il mistero si nasconde nel linguaggio (“OK allr csvd 7 all std ;) ” ) mentre altre volte l’ignoto riguarda la connessione mittente-contenuto ( quando un messaggio come “a Bologna continua a nevicare… ho messo le mutandine di pizzo …” arriva da qualcuno che in rubrica appare come ‘Studio Geom. Benazzi’, è chiaro che qualcuno noto esclusivamente al destinatario lo sta aspettando in un luogo discreto per una bella trombatina, e non è ne’ la moglie ne’ il geometra Benazzi).

Molto più facile è invece stabilire il significato di una telefonata che arriva tra le otto e le nove di sera; qualsiasi notizia che l’interlocutore ritenga necessario comunicarvi all’ora di cena, mentre state arrotolando il meritato bucatino, è quasi sicuramente una rottura di coglioni. Altrettanto facile interpretare il motivo di una chiamata nel cuore della notte: può annunciare un nipote che è nato, ma è molto più probabile che vi avvisi di un congiunto che è morto.

In sostanza, il momento della giornata in cui capita più spesso di parlare di cose piacevoli al telefono è il dopo cena: il momento in cui si sentono gli amici per decidere che film andare a vedere, o in che locale andare a fare due chiacchiere, oppure si riceve una lunga e piacevole telefonata da persone che non vediamo da parecchio tempo, e che stanno lontano, e con cui vorremmo tanto passare un po’ di tempo come si deve. Come quando ti telefona un figlio che studia all’estero.

 

-         Dura ancora tanto ‘sta cacchio di telefonata?

Laura guardò il marito, inspirò come per rispondergli, poi decise di lasciar perdere e riportò gli occhi su Casaviva.

Il silenzio venne riempito immediatamente, ma non completamente, dal lontano strimpellare di un idioma incomprensibile, con un ritmo ondulatorio e inesorabile. Il tipico tono di chi non si è ancora arreso, ed è convinto di dover fare tutto il possibile per convincere il proprio interlocutore, facendo vanamente leva sugli stessi tre-quattro argomenti a turno. Laura riportò gli occhi sul marito, che si era rialzato in piedi e aveva ricominciato a camminare in su e giù.

-         Giacomo, calmati, per favore.

-         Ce n’è già uno che fa le cose con calma in casa. Sono quarantacinque minuti che è al telefono.

-         È suo figlio, Giacomo. Non lo sente mai. Per una volta che riceve una telefonata…

-         E ci credo. Se tutte le volte che quel povero figliolo chiama lui gli rompe i coglioni in questo modo, perché dovrebbe? E non mi dire che è colpa della distanza e del fatto che non si sentono mai. Secondo me gli massacrava le palle anche quando ce l’aveva in casa. Se è andato a studiare a Londra, coi soldi miei fra l’altro, ci sarà un motivo.

Sospirando, Laura si alzò dalla poltrona e andò lentamente verso la cucina. Dall’altra stanza, si sentì la voce della donna chiedere cortesemente a Seelan se per caso non potesse accorciare i tempi della telefonata, dato che Giacomo aspettava una chiamata importante. Giacomo immaginò lo sguardo del domestico: uno che con un’occhiata fugace era in grado di farti sentire un carnefice ogni volta che gli veniva chiesto di lavorare (cosa per cui Giacomo, a norma di legge e di coscienza, lo pagava, e nemmeno poco) per una richiesta del genere probabilmente doveva aver rivolto a Laura un’espressione tipo pastore tedesco con la leucemia. Dopo qualche secondo, Laura entrò nella stanza, e i due si guardarono.

Da tempo immemorabile, ovvero da quando era stato sottoposto ad un’intervento chirurgico alla caviglia per correggere un…

CINQUEMILA CARATTERI RAGGIUNTI STOP

3 pensieri su “Argento vivo i primi 5000 caratteri

  1. E ora?
    E’ come quando in estate mia mamma mi faceva gustare la caponata e poi scoprivo che era tutta nei barattoli sottovuoto e avrei dovuto aspettare l’inverno per mangiarla…..

  2. Atteso sempre con gioia, il nuovo Malvaldi. Sempre la felicità di scartare un regalo gradito. Sempre troppo breve, vorresti che ce ne fosse ancora e ancora …

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