intervista tratta da Mangialibri

Intervista a Marco Malvaldi

Marco MalvaldiA volte succede di incontrare qualcuno e provare immediata simpatia per quel perfetto estraneo. Volto sorridente, aria da folletto, Marco Malvaldi è una di quelle persone che ti sembra di conoscere da sempre, un vecchio compagno di scuola – magari di una sezione diversa - o il ragazzo che piaceva alla tua compagna di banco, che a rivederlo ti domandi “Ma perchè non piaceva a me, carino come si ritrova?”. E ora è pure scrittore in odor di Bancarella…

Da chimico a scrittore, il passo è breve?
Da chimico a scrittore…il passo non è così lungo. In primo luogo, perché qualsiasi chimico deve scrivere i risultati delle sue ricerche in articoli che sono, alla fin fine, il reale prodotto del suo lavoro. Quindi, per essere utili, devono essere intelligibili e concisi. Lo scrivere un articolo scientifico ti allena efficacemente ad essere chiaro, conciso ed a scegliere con cura estrema le parole, perché termini che sono sinonimi nella lingua parlata non lo sono affatto da un punto di vista scientifico. (Per esempio, quando sento la parola “teorema” applicata in ambito giudiziario, intesa come “presunzione di colpevolezza da parte del magistrato”, inorridisco. Quello non è un teorema, è una congettura. Un teorema è qualcosa di dimostrato in modo inoppugnabile). In secondo luogo, il lavoro chimico ha un sacco di tempi morti, e questi sono utilissimi per fantasticare e per inventare storie. Prova ne sia il fatto che c’è un certo numero di persone che, dalla chimica, sono passate alla scrittura. Primo Levi, Isaac Asimov, Sherwood Anderson… mica nomi da poco.
I vecchietti protagonisti dei tuoi romanzi possono essere considerati come il coro greco delle tragedie?
I vecchietti, si diceva. Sì, i vecchietti rivestono effettivamente il ruolo di coro greco. Sottolineano tutto quello che succede. A differenza del coro, non sostengono verità assolute e non intervengono sempre a proposito: però, essendo anziani e disillusi, sanno assumere la giusta distanza da alcuni aspetti molesti della vita moderna, come l’eccessivo uso di Internet e la presunzione che la vita sia altrove, e che tutto succeda lontano da te, e intanto che tu passi le serate su Facebook la tua trascurata moglie ti appioppa un paio di sacrosante corna.

Quali sono secondo te gli ingredienti che hanno reso appetibili e tanto graditi al pubblico i tuoi romanzi?

A mio avviso, quello che ha ‘preso’ dei miei romanzi sono i personaggi, e l’umorismo che ne viene fuori. A volte ridevo da solo a leggere le cose che avevo scritto io… Credo che il dialetto sia un valore aggiunto, ma ho anche la fortuna di aver avuto un battistrada come Camilleri, che ha sdoganato questo genere di scrittura nel mondo contemporaneo, altrimenti non so come sarebbe andata. Per questo, credo che un ingrediente indispensabile del successo sia stato l’aver pubblicato per Sellerio. È una casa che pubblica poco, ma con estrema selettività, e raramente dà delle fregature al lettore.

Hai avuto un immediato riscontro di vendite: emozionato?

Be’, parecchio. Al di là del mero aspetto economico (che conta non poco, perché sono un essere fondamentalmente avido) la cosa che mi ha fatto più piacere è stato sentirmi dire “Ho letto il tuo libro in un periodo di merda, e mi ha fatto passare due ore spensierate”. Per un libro pensato come puro intrattenimento, credo sia il complimento più bello che si possa ricevere.

Due romanzi ravvicinati con gli stessi personaggi: una scelta obbligata?
In realtà il secondo libro era già iniziato quando mi hanno detto che avrei pubblicato il primo. Per cui… più che obbligata, naturale. In futuro vorrei scrivere d’altro, ma intanto i miei pupazzetti mi divertono ancora parecchio.

Le tue storie avranno una trasposizione filmica?
Diciamo che ci sono trattative a buon punto.
Dove nascono le tue storie?
Le mie storie nascono dall’osservazione di un evento casuale, che mi dà lo spunto per diventare la possibile chiave di volta della storia. Il classico indizio che non significa nulla per nessuno, tranne che per l’investigatore. Da lì incomincio a discutere la storia con mia moglie, andando a cena fuori, di solito. In capo a qualche mese la trama è fatta, e poi c’è solo da far parlare i personaggi. Finora, tra l’altro, la parte debole dei miei gialletti è stata effettivamente la trama: sotto quest’aspetto devo migliorare parecchio.
Malvaldi, c’è odor di premio Bancarella?
Il Bancarella è una bella opportunità. Già essere arrivato in sestina è veramente un onore. Chissà. Ci spero, ma non troppo, sennò rischio di montarmi la testa.

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