Livorno

Nella primavera del 2007 a casa si Marco Malvaldi in Piazza della Pera, a Pisa, arrivò un pacchetto. Il pacchetto veniva da Palermo, cosa che ne rendeva chiaro il contenuto. Fu posato sul tavolo da pranzo e intorno venne improvvisata una danza della gioia mentre immaginari squilli di tromba si levavano a interrompere il cicaleccio magrebino degli spacciatori sotto le finestre. Poi il pacchetto venne solennemente aperto e ne emersero le dieci copie spettanti all’autore di un libretto blu dal titolo ‘La briscola in cinque’. Le trombe si fecero assordanti. Seguirono dieci minuti di contemplazione estatica e poi dieci minuti di gongolamenti vari. Poi finalmente venne esaminata una copia del libretto: la copertina perfetta, l’indubbia eleganza dei pesi grafici, l’accostamento vertiginoso Marco Malvaldi / Sellerio editore Palermo. Ormai la sinfonia era riconoscibile: la musica sull’acqua di Handel stava inondando i nostri cervelli. E poi il libretto venne aperto. E qual è la prima cosa che si fa con un libro? Si legge la quarta di copertina. La nostra iniziava con ‘La rivalsa dei pensionati’, bello e azzeccato. E continuava con ‘Da un cassonetto dell’immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima.’ Giusto: accenna qualcosa senza svelare. E mentre ormai i suonatori erano senza fiato, un rumore di specchi rotti: ‘Siamo in un paese della costa intorno a Livorno…’ Fine della musica, trombettieri cacciati a calci e silenzio incredulo.

Ma come Livorno? Ma che non lo sanno a Palermo che una cosa del genere può alienare amicizie, creare invidie secolari e soprattutto generare una sequela di prese in giro a dir poco epiche?

E difatti qualche giorno dopo iniziarono le telefonate: gli amici pisani che denunciavano ‘Oh io il libro te l’ho comprato ma la prossima volta pensaci bene a dove ambienti le tue storie…’ e i livornesi che chiosavano ‘Eh d’altra parte dei vecchietti simpatici mica li trovi a Pisa…’

Il rapporto di Marco con Livorno è comunque un legame di odio/amore: è una serie di stereotipi (Il vernacoliere, Il cinque e cinque, la battuta pronta e possibilmente sboccata, la pigrizia fatta città e la furbizia tradotta in mattoni) ma anche il conservatorio Mascagni con la sua varia e splendida fauna. E’ la possibilità di evasione a breve distanza e una serie di amici irripetibili e, va detto, alcuni molto poco livornesi.

E poi c’è un particolare inquietante: Marco ha il senso dell’orientamento di un criceto bendato. Per lui le cartine sono un mistero e i toponimi delle vie un rebus di difficilissima interpretazione. Questo succede ovunque: a Roma come a Tokio o a San Francisco. Ovunque tranne che a Livorno, attualmente unica città con cui Marco ha più familiarità che con casa propria. Vorrà dire mica qualcosa?

Samantha

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